Perché abbiamo paura dell’ignoto, della difficoltà, dell’ostacolo.

L’ostacolo è ciò che ci si pone innanzi (ob-staculum) nel nostro cammino, nel nostro percorso di vita. Tutti gli ostacoli sono sempre e comunque mal accolti dal nostro Ego: sono scomodi, alzano dal divano della “comfort zone” e costringono a ripensare il nostro modo di agire portandoci a delle variazioni. Variare significa ripensare. Ripensare costa fatica.

Facciamo fatica ad accogliere un ostacolo come una opportunità di creare una variazione nel nostro cammino. Spesso cerchiamo di evitarlo, giudicandolo solo come negativo, magari mossi dall’idea che la via più facile, la scorciatoia, ci porterà a una maggiore soddisfazione. Il bambino che bara al gioco. Cappuccetto Rosso che passa attraverso il bosco. Chi vive di espedienti alle spalle degli altri. Chi ricorre alle dipendenze come via di fuga. Chi studia poco e non si presenta agli esami universitari. Chi evita le responsabilità. Cadono, cadiamo tutti, nella tentazione della via facile, quella che evita l’ostacolo del percorso, che evita le acquisizioni che solo un ostacolo è in grado di far comprendere.

L’ostacolo non è bello, è funzionale. Non è gradevole, è essenziale. Non aiuta, tuttavia offre l’opportunità di creare delle variazioni, di generare una evoluzione personale. Non esiste evoluzione personale senza cambiamento dello stato in essere: non si evolve se non si cambia.

Come viviamo l’ostacolo?

A volte l’ostacolo diventa il vero obiettivo, come quando un bambino che ha appena imparato a camminare, si cimenta nello scalare un gradino: lui non vuole stare più in alto, lui vuole superare il gradino.

Da dove nasce il bisogno dell’ostacolo?

Forse dal desiderio di progredire che ci spinge al cambiamento, tuttavia spesso è la capacità di reagire alle occorrenze, agli accadimenti della vita che ci porta a una reazione. Non siamo solo “alla ricerca di variazioni, siamo spesso coinvolti dalla necessità di trovare soluzioni.

JFK, John Fitzgerald Kennedy, in un discorso alla Rice University il 12 settembre del 1962 disse: “Abbiamo scelto di andare sulla Luna in questo decennio e di fare altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili. Perché quell’obiettivo servirà ad organizzare e misurare il meglio delle nostre energie e abilità, perché è una sfida che siamo disposti ad accettare, una sfida che non siamo disposti a rimandare e che abbiamo intenzione di vincere”.

La vita, non la sopravvivenza, è costellata di ostacoli. Affrontiamoli nella consapevolezza che ciascuno di questi, per quanto incomprensibile, sia portatore di un risultato.

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