Senti, non so come dirtelo, quindi te lo dico così: io ti amo.
Ti amo di un amore incondizionato.
Quasi.
Parliamo di amore, viviamo d’amore e non riusciamo a definirlo. Ho letto wikipedia. 
Lassa star, Wiki, l’amore non fa per te. 
Ho cercato su Treccani e anche lì, mah. Mancavano le controindicazioni con modalità d’uso e il bugiardino stile tachipirina era fatto.
Non ci siamo.
Poi son passato ai classici, ai grandi autori, ai libri sacri. Insomma, volevo capire qualcosa di più sull’amore, cercando di dimenticare “non ho l’età per amarti“ e Baglioni che risuonava nella testa. Io sono cresciuto con Guccini, che quando parla d’amore e si impegna, arriva a “Canzone quasi d’amore”. Bellissima, ma quasi.
Così son tornato ai miei amori passati. Tutti quanti, ho molta memoria. No, dai, scherzo. Pochi e molto intensi. Invecchiando si dice importanti. Non ho capito. Troppe emozioni a rompere le scatole. Fino a quando, alcuni giorni fa, dopo una signora dormita, mi risveglio.
Quasi. 
Uno di quei risvegli in cui senti ancora il tepore delle coperte e ti dici che c’è luce, ma non abbastanza da doversi per forza alzare. E stai lì, cullato dai pensieri del tuo dormiveglia, a godertela.
Arriva così, che non te l'aspetti. Nitida, definita, precisa.
La tua risposta sull’amore.

Siamo bimbi. 
Quando parliamo d’amore, siamo bimbi con paletta e secchiello davanti al mare. 
Abbiamo le nostre formine per giocare con la sabbia della vita e andiamo in mezzo al mare per cercare di dare una forma all’acqua. La raccogliamo, convinti che l’amore si possa confinare, definire, tenere nella nostra piccola stella marina di plastica rossa.
È che l’abbiamo presa dal mare quell’acqua, un mare che potrebbe essere grande come l'oceano. 
Una formina davanti a due terzi della superficie terreste. 
Poi dicono che non ci sia amore nel mondo…
Ce n’è, ce n'è in abbondanza, ma l'acqua evapora. Se non ne aggiungiamo di continuo, evapora e sulla formina resterà l’alone bianco del sale. Solo il sapore del suo ricordo.
È che siamo bimbi davanti all’oceano, sappiamo mica come funzioni questa cosa qui. Quindi iniziamo a riempire le formine di conchiglie di orgoglio e aspettative nei confronti dell’altro, di sabbia del nostro quotidiano, persino di sassolini di spiegazioni, metodi, logiche. Ci mettiamo di tutto dentro. Fino a quando un giorno scopriamo che l’acqua non c’è più.
Come pensi di poterlo spiegare, l’amore? Raccontandoti che sia quel sentimento risultato di molte emozioni positive condivise per la felicità reciproca? Che sia la trasformazione della passione in un movimento del cuore? Che sia il riconoscere nell’altro un interlocutore?
Un’amica mi ha recentemente detto: «Ho una bel rapporto, ma è solo sesso. E scopare non è una relazione.»
Ecco, hai ragione. Concordano tutti. Ma non è nemmeno un film della Disney. Non è neanche qualcosa di asettico, descrivibile, gestibile.
L’amore non si gestisce, l’amore è l’acqua del tuo oceano. 
Dalle il valore che merita. Il resto è ingegneristico, meccanico, termodinamico.
L’acqua dell’oceano se ne frega delle tue previsioni. Se ne frega dei tuoi desideri, calcoli, opinioni. Forse perché le spira intorno il vento, l’aria, quella cosa che chiamiamo Dio, quando non sappiamo a chi chiedere risposta.
E poi, hai mai visto delle previsioni meteo che ci prendano? 

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