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Trattato semiserio sulle single quarantenni

Si è inceppata. Non va. Non gira. La ruota del mulino bianco, dico. Quella della happy family che faceva colazione con le migliori merendine del mondo, s’è rotta. E quando da piccolo la mamma ti dava pane e nutella… Perché sai, dove c’è Barilla… Ambrogio… Ho un certo languorino… la morale è sempre quella… ed è morbida da mordere.

Siamo state le prime generazioni cresciute con la televisione commerciale, i bombardamenti mediatici, il cinema accessibile. E non dirmi che tu non guardavi mai la tv, perché non conta: è una questione culturale. La cultura degli anni ottanta e novanta stava combattendo tra il mantenimento dei valori sociali classici italiani (le famose tre M, Mamma, Mestiere, Motore) e i suoi nuovi ideali commerciali (le tre S, Sesso, Soldi, Successo). 

Noi in mezzo.

Top Gun nel 1986, l’eroe incurante delle regole, con dei Ray Ban che faranno storia, sfoggiava muscoli e sensibilità, quasi alla pari di Ufficiale e Gentiluomo, che aveva già mietuto le sue vittime tre anni prima. E, mentre negli anni settanta, Faye Dunaway si lasciava maltrattare da Robert Redford ne I tre giorni del Condor, Pretty Woman era l’apoteosi della donna oggetto che si ribellava, ma voleva la favola: e vissero tutti felici e contenti. L’infanzia era stata protratta. I danni, quelli veri, li aveva fatti zio Disney, spiegandoci come, con l’inizio del matrimonio tra Cenerentola e il Principe, sarebbe terminata la favola. Ti sposi e finisce la storia. Certo, vivrai felice e contenta, ma non ci sarà più niente da raccontare.

L’uomo era sempre ricco. O di sicuro era prossimo successo. La donna sempre bella, libera, forte, intelligente. Comunque dipendente dall’uomo e tutti gli stereotipi culturali.

Cosa vorrebbe dall’uomo una donna single cresciuta tra gli anni settanta e novanta? 

Chiediamolo a Genoveffa: «Niente di speciale. Basta che mi faccia ridere. Sì, che non sia un buffone, intendiamoci, ma che abbia quella capacità di farmi stare bene e capirmi nei momenti giusti. Insomma, sensibile. Sì, sensibile, senza esagerare, non un piagnucolone, ma uno che sappia farsi valere, con rispetto (non come il mio ex!) nei confronti degli altri. Sia chiaro che non intendo mantenerlo, eh! Deve avere un lavoro e guadagnare, che si crede? Ma che sappia gestire il suo tempo, mica deve morirci dietro. Anche perché voglio girare, vedere il mondo, conoscere gente, fare cose… ci sono talmente tante cose da fare e la vita è così breve. Ovvio che però dovrà dare una mano in casa, non è che può fregarsene. Ho già fatto da schiava! Insomma, avrei voluto che il mio ex partecipasse di più alla vita dei figli: cambiare un pannolino, darmi il turno mentre cerco di dormire quelle poche ore quando sono piccoli, lavoro anche io, eh! Ma quel… Poi saprà esserci nei momenti giusti, ma senza essere ossessivo con la sua presenza. Sì, è chiaro che, se deve, è libero di fare quello che vuole nel suo tempo libero, così come intendo fare io nel mio, che domande. Ovvio, non vite separate, certo, è bello fare molte cose insieme. Magari uno sport, un corso di ballo, qualche teatro, conferenza, cinema, uscite con gli amici, shopping, qualche pazzia ogni tanto, viaggi, divertimento, leggerezza, cose così. Leggerezza è la parola d’ordine, che la vita è stata pesante di suo e poi ho già dato. Sì, il mio ex ha distrutto tutto! Dicevamo? Ah, l’uomo che vorrei. Insomma deve sapermi sorprendere. Non che faccia il creativo tontolone, sia chiaro, deve assumersi le sue responsabilità. Poi del resto, non ha importanza, mi basta che fisicamente sia normale, nessuno pretende la perfezione. Deve avere cura di sé. Ma senza esagerare. Insomma, appena un po’ di pancetta, poca, si può accettare, se i pettorali sono adeguati e… Il fisico scolpito? No, non è importante. Ovvio che se non mi piace esteticamente, se non ha quel non so che di tenebroso, ma non troppo, di dolce, ma non troppo, di elegante, ma non troppo, di gentile, ma non troppo. Di forte, ma non troppo. Ma l’aspetto non conta. O almeno, conta meno del carattere. Deve saper ascoltare. Deve capirmi. Certo che poi, se mi volto a guardare un bell’uomo, non è che ci deve restare male, no? Ti pare? In fin dei conti lui farebbe la stessa cosa… Maledetti! Guarda, quasi quasi mi trovo un toyboy! Tanto le MILF vanno, no? Siamo uguali, no?»

Ah, Geny, cuore infinito, ci sei dentro fino ai gomiti. Sabbie mobili, baby, sabbie mobili di stereotipi. E non sono nemmeno i tuoi.

Questa è solo Genoveffa, non facciamo di ogni erba un fascio, che storicamente non è mai stata una gran scelta. Tuttavia, può essere un simpatico nuovo stereotipo.

Dal 2000 in poi, negli ultimi vent’anni, il mondo però è cambiato. Direi per fortuna, son cambiati i rapporti tra uomo e donna e tra aspettative e possibilità.

Aspettative e possibilità.

Dal 2001 in poi, le crisi economiche si sono succedute e il gioco delle infinite opportunità, che hanno generato debiti pubblici, quelli che ora gravano sulle teste di tutti noi, è finito. Nel frattempo, i viaggi a basso costo, il fast fashion, la iperconnettività stanno portando al concetto di tutto soddisfatto subito. Si chiama globalizzazione, esiste dal 1999 e, anche se ha permesso al sistema capitalistico di sopravvivere, ci ha trasportato dentro a questo Matrix funzionalista con tutte le scarpe. 

Firmate. 

La globalizzazione vive di aspettative.

Tutto, dico tutto, oggi si basa sul rapporto tra aspettative e possibilità.

Posso avere a casa quello che voglio? Aspettative. Posso trasformarmi in ciò che desidero? Aspettative. Posso scegliere l’uomo che voglio? Mi sembra il minimo. Se esiste. Eppure pare non esistere mai. Non è mai abbastanza. Non va mai bene. Perché?

«Devo smetterla di farmi delle aspettative» è la frase che ho sentito più frequentemente dalle single quarantenni. Eppure ci sono. Perché?

L’aspettativa ha un solo grande difetto: è attendista. Ad spicere, vedi? Ti piazzi davanti a qualcosa e attendi. Ti aspetti che l’altro faccia, sia… anche perché tu, la tua parte, l’hai ben che fatta. E subito, sia mai. Ma lui? L’altro?

Ecco l’uomo ha un diverso modo di ragionare, nessuno lo mette in discussione. Spesso banalizzato dagli stessi stereotipi che egli ha creato in passato per stigmatizzare il comportamento della donna. 

Chiediamo a Norberto cosa ne pensi: «In realtà io non è che chieda poi tanto, eh, basta che mi lascino in pace. Quello che dovevo dare, ho dato. È andata male, amen. Adesso mi basta che non mi tolgano la libertà. La donna è cambiata. Perché ormai fa tutto lei. Dai… tra internet, YouTube, i social e le amiche, ha già tutto a disposizione. Io a cosa servo? A me hanno insegnato a fare delle cose e altre posso impararle, ma ora che inizio, lei le ha già finite. Che ne so io di dove le piacerebbe andare in vacanza, cosa fare in vacanza… Son mica un tour operator! Non è che abbia tutto questo tempo, lavoro eh! La testa è lì. E poi il regalo se lo sarà già scelta lei. Mio padre ha regalato a mia madre una macchina da cucire e lei contenta, capisci? L’ho cercata su Amazon, non c’era  e per l’anniversario le ho regalato una stampante. Serviva. E lei ha chiesto il divorzio. Vai a capire. Se fosse stata una collana mi avrebbe fatto tanta scena, ma non le sarebbe interessata comunque… mi avrebbe detto che… non importa. No, dai, va bene tutto, basta mi lascino le mie cose… il calcio… la palestra… gli amici…  e poi senti, non è colpa mia! Hanno voluto i pantaloni? Eh, e io me ne sto in mutande sul divano!» 

Norby, devo dirtelo, ti voglio bene, ma sei avvilente. Mi traumatizzi come quello che leggeva l’ultima pagina del libro per sapere il finale, nel caso nel frattempo fosse morto. 

Genoveffa e Norberto sono guidati da un comune senso di delusione nei confronti della vita. E dell’altro. 

Norby si è arreso. Ha tutto quello che gli serve a disposizione, anche il sesso. E ciao romanticismi, inutile roba da romanzi sfigati. Basta un buon ABS scolpito e la serata è fatta. In pratica, ha tirato i remi in barca ed è tornato a giocare con il Big Jim. Qualcuno ha scelto il Ken e in quel caso selfie rules.

Geny è decisamente esigente. Ed essendo stata delusa, ora è incavolata con il mondo maschile. Niente di quello che le era stato promesso, si è avverato. Molte, davvero molte donne vorrebbero solo una cosa: dare una testata in fronte al loro ex marito. 

In realtà hanno a disposizione un potere enorme e non sanno usarlo. Si sono trasformate in Wonder Woman e non hanno avuto lo zio dell’Uomo Ragno che ha spiegato loro che «da grandi poteri derivano grandi responsabilità». 

Il potere non prevede aspettative, ma direzione, gestione e controllo.

Le aspettative ci sono quando si basa tutto solo sulla fiducia. Non sulla fede, quella che permette di credere e che non esiste più.

Ho due cose da dirti Geny sulla felicità: è l’altra faccia di quella medaglia chiamata vita. Non può esistere senza l’infelicità. Lo racconta molto bene Gibran, ne Il profeta. Leggilo se ti capita. Dice cose interessanti. Magari la bellezza della vita è nascosta proprio tra questi due lati della medaglia. E non sarà sempre croce.

La seconda è un po’ più diretta. Edulcorata, ma diretta: se per te la fede nell’amore davvero non esiste, allora è meglio rinunciarvi del tutto. 

Soprattutto tu, Genoveffa, non seguire quell’idealità, se non ti appartiene. Magari riconoscila come l’idealità della cultura in cui ti sei trovata proiettata, una cosa incasinata tra quello che ti raccontavano da ragazza e quello che come donna ti sei trovata davanti. Probabilmente la vita è altro. Forse l’amore ha un’altra accezione ancora da esplorare. Diversa da quella che conoscevamo. E spetterà a te formularla.

Ricordati che nella conquista di un ruolo sociale, le donne hanno fatto passi enormi. O piccoli, ma molto rapidi. Ciò nonostante siamo in una società maschilista. E ti assicuro che non è così solo nella mentalità dell’uomo. Pensaci. Perché qualcosa, alla base del concetto di famiglia, soprattutto quella di origine monoteista, si è sedimentato nel tuo modo di costruire le aspettative.

Sono però cambiati gli equilibri.

Grazie a, per causa de, la stessa globalizzazione di cui sopra. Due facce, stessa medaglia.

Adesso molte donne, tra cui alcune splendide single nate dopo la metà degli anni sessanta, hanno il coltello dalla parte del manico e devono decidere come usarlo. 

Per ferire l’altro, o per sotterrarlo? 

Il coltello, dico, non l’altro.

Ho una proposta da farti. 

E se fosse per tagliare il pane assieme a lui? Quello utile per fare i panini per una gita fuori porta, per esempio. Semplifica. No, niente ristorante recensito questa volta. Lascia stare l’offerta premium, o il consiglio della tua amica di cui hai visto le foto su FB. Semplifica.

Vuoi conoscere davvero un uomo? Fai qualcosa di inatteso con lui. Qualcosa di assolutamente inutile per entrambi. 

Non basterà un aperitivo, lì si parlotta, non si fa. (E poi che noia questi aperitivi pseudo alcolici. Mai nessuno che ti offra una tazza di tè al Caffè de la Paix…)

Certo, una scusa ci vuole, ma che sia una scusa. «Sai, devo fare una foto per una amica in montagna… Mi serve un ingrediente segreto che si trova solo sul lago Tal dei tali…» 

Se ti risponderà di fartelo spedire con GLS, capirai che è ancora nel luogo comune dell’uomo salvatore di principesse. Dalla poltrona e con il telefono in mano, ma salvatore. E non è interessante. Per entrambi. Nessuna donna vuole essere davvero salvata dal proprio quotidiano. Si salvano da sole. Vogliono condividere, non sottomettere. È che trovano poca sponda. Cemento armato o gomma che sia, sempre un muro davanti hanno. 

Norby? Dove sei? Non scappare, ce n’è anche per te. Aspetta lì. Guardati il video delle navi più grandi del mondo. A me rilassa ogni volta Speta mo lì. 

Scusa, Geny, c’era Norby con il telecomando il mano e stava alzando il volume. 

Torniamo a te, a tuo muro. La storia ci ha insegnato che i muri si abbattono. Non con la rivoluzione, ma con una sottile intelligenza. Di cui, di solito, le donne son dotate. Puoi farlo, ma esci da quelle benedette aspettative. Fidati, sono un uomo, scrivo libri, faccio marketing e ho studiato sociologia. Pericoloso, lo ammetto, ma riconosco l’umana natura.

Norby! Ho detto le navi, non le hostess! Ti sei offeso? Che faccia fai? Dai, adesso, non ti sottovalutare, che poi giochi sul loro istinto materno e le freghi di nuovo. Non fare il furbetto, sai che alla lunga non funziona. Sei solo un po’ pigro. Forza. Alza quel culo dal divano, che ormai ha già la forma di Homer Simpson; rinfodera la birra, indossa delle braghe e ridesta la tua creatività. Potrebbe cambiare la vita. A entrambi.

Voi due. Sì dico a voi due. Genoveffa e Norberto. Fatemi sapere.

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