Abituati sin dai primi anni ’80 alla comunicazione televisiva come preminente fonte d’informazione e come trend setter dello stile di vita italiano, negli ultimi decenni abbiamo avuto modo di cogliere a pieno il significato della parola globalizzazione, vivendo in prima persona gli effetti della comunicazione delegata a internet. Con trentotto (su sessantacinque) milioni  di Italiani utenti del web e circa trenta milioni di utenti Facebook, la nostra nazione è solo una piccola parte del miliardo di fruitori che ogni giorno, lavorano, condividono, sfogliano, vivono intorno e dentro i social network.

Il fenomeno della comunicazione di massa, così come era noto in passato, è stato sostituito dalla comunicazione pervasiva, così come previsto da Marshall Mc Luhan, già a metà del secolo scorso.

La trasversalità della comunicazione, la possibilità per chiunque di comunicare a una platea enorme e di commentare quanto comunicato, apre le porte a un cambiamento sociale che si ripercuote, nel bene e nel male, anche sul sistema economico.

La determinazione del valore del brand è passata dalle mani dei pubblicitari dei decenni passati, nelle mani dei clienti finali reali e potenziali. Il valore non risiede più solo nella Marca, è insito nella “brand reputation”, nell’opinione espressa dalla clientela, che determina la reputazione di marca e prodotto.

Ne consegue un sempre maggior impegno da parte delle aziende nei social network, non solo in termini di investimenti pubblicitari, ma di opportunità di trasmissione dei valori e di miglioramento del valore percepito del brand.

Da un lato quindi vediamo investimenti in ambito promozionale e di posizionamento del prodotto, dall’altro una sempre più forte necessità di far comprendere l’eticità del brand e dei prodotti.

La strategia tipica del social marketing prevede l’utilizzo d’immagini o filmati, ove la reazione delle persone, la gestualità inattesa e l’emotività siano la leva di attrazione, mentre la condivisone, l’opinione e la viralità dell’informazione, siano il medium di diffusione della percezione dell’evento.

Le potenzialità del social marketing sono molto più alte di quanto abbiano potuto esprimere in epoche passate i mass media. La, sempre più ampia, richiesta di comportamenti etici da parte dei clienti finali, potrà portare il social marketing a divenire un marketing sociale. Starà alle nostre scelte, ai nostri “Like”, alle nostre preferenze, determinare il destinatario del maggior valore relazionale.

 

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