Le persone inizieranno a discernere il desiderio dal possesso quando compreranno per dare e non per dominare.

Le persone comprano per possedere non per avere. La differenza è sostanziale: possedere (sedere presso, dominare, avere in podestà) rispetto ad avere (sostenere, portare). Tra dominare e portare c’è di mezzo un sistema economico chiamato consumismo. Se le persone vogliono possedere e non avere allora lo status symbol diventa un concetto trasversale (anche possedere un carrello della spesa hard discount pieno è uno status symbol oggi in rapporto a chi non può permetterselo) e si basa sul possesso e non sul desiderio.

Il desiderio degli oggetti è cosa di noi markettari, è indotto per motivare all’acquisto. Di certo la maggior parte di noi non necessita di ciò che ha e non desidera ciò che possiede. Il desiderio nasce dalla privazione ma il concetto negli anni si è spostato (privazione dall’avere è diventato privazione dal possesso). Quindi se il desiderio che abbiamo oggi è indotto ed è anche destinato al possesso, come posso distinguerlo da ciò che veramente desidero?

Il desiderio è il movimento della volontà verso qualcosa che ci manca. Cosa ci manca oggi? Alla religione ci ha pensato la secolarizzazione, alle ideologie ci hanno pensato gli anni ’80, agli anni ’80 ci hanno pensato le torri gemelle e a queste la crisi del sistema economico. Forse il desiderio più grande è avere una motivazione, una spinta emotiva all’essere non come ci immaginiamo gli altri ci percepiscano, ma come intuiamo sia necessario per dare un senso all’esistenza. Non è un concetto filosofico, è un concetto pratico, così pratico da giustificare le nostre azioni quotidiane.

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