Siamo spesso portati a pensare che l’agire appartenga al tempo presente e ci possa guidare verso il tempo futuro. Si tratta di un modo indicativo per stare al mondo, tanto caro a chi di spirito imprenditoriale vive ogni giorno. Uno spirito che vede nel condizionale qualcosa di limitativo e nel congiuntivo il puro immobilismo. Eppure la strategia, ovvero un pensiero piu’ evoluto del tempo presente, ha nella sua linfa la consecutio temporum e vive di congiuntivi e condizionali: “se io facessi…. Allora sarei… (o avrei, vi sono ausiliari per tutte le filosofie)”.
La strategia, dagli scacchi alle aziende, dalla politica al marketing, nasce come pensiero alto ma rischia di morire quando non ha strumenti di concretizzazione. Un po’ come un generale senza fanteria, la strategia senza operatività diventa scuola, dove impari ma non sai. Ma un generale che non scenda in campo non conoscerà mai il terreno di gioco. L’invito dunque a chi di strategia vive e’ quello di alternare testa e mani, di concretizzare oltre i modi del pensiero, di agire nel presente immaginando il futuro. Mentre per chi ascolta così bene il presente, suggerisco di aprire la testa al concetto di scenario, dove la previsione delle mosse rispetta l’integrità tattica del modo indicativo ma accetta di buon grado la logica della strategia.

 

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