Oggi ho commesso uno sbaglio. Non è uno sbaglio grave, ma pregiudicherà l’assegnazione di un lavoro che avrei svolto volentieri. È accaduto perché ero più focalizzato sul riuscire a concluderlo che sui particolari che mi avrebbero portato ad acquisirlo. Se cadi in errore rifletti sulle cause, se commetti uno sbaglio hai ragione di domandarti come tu ci sia riuscito.

Vi sono momenti nella vita in cui prendi consapevolezza, per un attimo, di essere perfettamente lucido. Sono attimi in cui la visione di ciò che si sta facendo è limpida, attenta, ineluttabile. Sono gli istanti in cui percepisci la sensazione di consapevolezza del tuo fare, in quel momento e lì.

Son attimi e non costanti. Perché altrimenti saresti concentrato sulla tua attenzione, non saresti attento a ciò che stai facendo.

Vi sono periodi della tua esistenza in cui cogli l’importanza del perseverare. Indifferente l’obiettivo, la direzione, la motivazione. È nella persistenza dell’azione, del pensiero, della parola che costruisci il risultato. Non subito, nell’immediato, ma nel tempo. Il tempo e la costanza sono gli strumenti del cammino. Perseverare richiede un atto di fede, ben oltre la ragione, ben oltre la consapevolezza dell’evidenza.

La lucida perseveranza è allora un’idealità e la perseverante lucidità, una contraddizione in termini? O sei lucido o sei perseverante?

Quando ti poni un obiettivo, hai sempre un percorso da vivere e ben sai che solo godendoti questo percorso starai vivendo. Non è abbassando la testa e proseguendo in una direzione che eviterai l’errore o supererai lo sbaglio. Non è in costante riflessione che porterai alla nascita di un qualsiasi risultato che non sia il pensiero stesso.

Lucidità e perseveranza. È la commistione inconsapevole di questi due elementi la risposta alla tua ricerca. Lucido e perseverante senza regole di gestione, di organizzazione, di percezione. Quando questi due elementi si incorporano, hai la massima possibilità di raggiungere i risultati che stai ricercando. La lucidità richiede che tu sia presente a te stesso mentre la perseveranza che tu abbia e mantenga una visione, un po’ come si distingue tra visione digitale nel dettaglio e analogica nella globalità.

Forse non è con la ricerca che avviene la fusione tra questi due elementi. Non sei tu a governare questo momento. Sei tu però che puoi ricercare la lucidità e rivitalizzare la perseveranza. E saranno loro ad unirsi nel tuo destino.

Negli ultimi sei mila anni sono state sviluppate diverse tecniche per elaborare la propria perseveranza e sviluppare la lucidità. L’esercizio, per definizione, potrebbe già richiamare entrambe. Ex-arcere = spingere fuori, ovvero far compiere una azione. L’esercizio è la ripetizione di un gesto, la perseveranza. In realtà l’esercizio può avvenire in perfetta costanza e assoluta assenza di lucidità, di presenza a se stessi. Entra in gioco dunque l’attenzione. Ad-tendere = volgere a un termine ma anche volgere lo sguardo. L’attenzione si esercita sia sull’attimo presente, sia sulla visione di ciò che desidera raggiungere. L’attenzione è quindi uno strumento basico: «devi stare più attento».

Se l’esercizio costante richiede volontà, l’attenzione all’attimo presente richiede qualcosa di ancor più elevato: la spiritualità. È l’espressione più profonda che anima il tuo esistere e non si definisce ma si manifesta. Forse attraverso il desiderio. È il desiderio che ti porta a insistere, a ricercare, a individuare nuove soluzioni. È il desiderio che ti coinvolge fino a renderti dimentico della fatica permettendo la concentrazione sul singolo attimo che stai vivendo.

L’attenzione alla volontà e l’attenzione al desiderio sembrano essere i due strumenti di cui disponi per evitare l’errore e non commettere lo sbaglio: «stai attento a ciò che vuoi e stai attento a ciò che desideri».

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