Per una volta sarò dicotomico. Un out-out che Kierkegaard a confronto sembrerà Woody Allen. Esistono due tipi di persone (non si dovrebbe mai generalizzare): quelle che vivono a credito e quelle che vivono a debito. Non parlo di denaro, visto che nasciamo tutti con un debito economico con lo Stato e uno spirituale con la Chiesa, (lo chiamano peccato originale). Parlo di vita.

Ci son persone che si sentono sempre a credito con la vita e quindi si attendono che gli altri facciano, siano, diano… Che la vita offra, proponga, disponga…

E persone che si sentono sempre in debito con la vita, quindi propongono, dispongono, si offrono, ringraziano, fanno, sono, danno.

Mentre i primi sono insoddisfatti di tutto e di tutti, con una potenziale tendenza paranoide nei confronti degli altri o della sfortuna, dello stato o dei genitori, i secondi tutto sommato sono in grado di trovare soddisfazione dai risultati del loro fare, essere, dare.

Essendo questo un out-out non posso avere mezze misure, quindi non potrò dire che in alcune cose ci sentiamo a debito (con la mamma) e in altre a credito (con la moglie). Devo per forza essere dicotomico: tu vivi a credito con la vita, o vivi a debito?

Perché se vivi a debito hai più possibilità di essere uno che imprende, che si dedica, che non fa economia, che ricerca, che non si accontenta, che non si limita; uno che diventa.

Cosa spinse uno Steve Jobs, un Giovanni Paolo II… O anche un ricercatore come Giulio Regeni, chi, meglio cosa ha fatto sì che queste persone si mettessero in gioco completamente? Cosa se non la voglia di restituire? Cosa se non la generosità? Non sto parlando di generosità verso gli altri, parlo di generosità verso la vita. Questa generosità verso la vita porta a coglierne l’essenza, la propria piccola presenza, le proprie enormi potenzialità. Come puoi essere generoso verso la vita se non ti senti in debito verso di essa?

La generosità verso la vita è essenza stessa della vita. Dalle mo un altro significato, se ne sei capace, Søren.

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