Quasi come svegliarsi all’improvviso e scoprire di essere Dio.

Quasi.

Come svegliarsi un giorno qualunque, che sarebbe stato ricordato per uno di quei giorni ordinari di sole e vento e freddo, appena accennato alle idi di marzo. Uno di quei giorni normali, con la disoccupazione al 10,6% e un bambino di otto anni a scuola con la pistola e la conversione dell’ex fabbrica di marmi in un grande parcheggio e zona pedonale. Questo scrivevano le locandine appese a stendere sulle edicole, circondate da tutte quelle riviste che nessuno compera mai e nessuno legge mai e nessuno guarda mai e allora ci si domanda perché le vendano. Questo dicevano un uomo e una donna immobili come l’omino rosso dentro il semaforo dall’altra parte della strada. Dietro di loro un ragazzo, giovane e così alto da avere la testa tra le nuvole. Distratto, forse, o pensieroso, forse, per la vita il lavoro lo studio le donne la famiglia lo sport e il mondo,

questo mondo,

che andava a rotoli.

Un ragazzo ordinario come la giornata che gli si era parata davanti quel mattino e quindi assente da quello che gli stava accadendo attorno. Anche perché non stava accadendo proprio nulla.

Tranne

quell’uomo e quella donna davanti a lui. Anziani, ma con tanto fiato in gola per demolire tutto quello che il progresso aveva portato negli ultimi anni. E per discutere, animati dal fervore di chi l’esperienza ce l’ha e nessuno può più togliergliela, di tutto quello che stava accadendo attorno. Solamente che in quel giorno qualunque non stava accadendo proprio nulla.

Tranne

un altro uomo e un’altra donna esattamente dall’altra parte delle strisce pedonali. Vecchi e sconfitti dalla vita. Piegati dagli anni e dai dolori, si sorreggevano l’un l’altro. L’uomo era appoggiato con la mano destra ad uno di quei paletti a strisce bianche e rosse legati tra loro da delle catene. Con la mano sinistra si sorreggeva alla moglie. Il volto stanco e pallido, nonostante lo sforzo per reggersi in piedi, non lasciava trasparire sentimenti, come se le rughe che solcavano la fronte non volessero più muoversi. E una smorfia di dolore se ne stava appoggiata sul viso sofferente.

Tutti, però, tutti, fissavano l’omino rosso, nella speranza che sparisse, che si facesse da parte. E l’omino rosso puntuale come un semaforo, svanì all’improvviso, lasciando il palco ad un simpatico omino verde con le gambe storte.

Tutti si mossero per attraversare. Il ragazzo, così alto da avere la testa tra le nuvole, superò i due anziani davanti a lui, ancora impegnati a discutere sulle malefatte della giunta comunale. Attraversò in pochi passi la strada e superò anche l’altra coppia di anziani, quelli logorati dalla vita.

E solo allora focalizzò quello che stava accadendo: il vecchio, sorretto dal paletto e dalla moglie, stava lentamente morendo e quella sarebbe stata la sua ultima passeggiata. Poi basta, poi niente più. Niente strisce pedonali da attraversare e paletti su cui poggiarsi e locandine da leggere e gente da ascoltare e niente, niente più.

Il ragazzo si fermò all’improvviso.

Si voltò.

Tornò indietro e si stagliò davanti a quell’uomo troppo vecchio e malato per attraversare la strada.

Poi, delicatamente, tolse con la mano sinistra il cappello del vecchio e pose la destra sulla testa ormai calva.

E il vecchio guarì.

E il ragazzo, così alto da avere la testa tra le nuvole, sorrise.

Accostò un dito alle proprie labbra dicendo

– “Sssst, non dirlo a nessuno.”

E sparì.

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