“Buonasera, signore e signori; spero conosciate attentamente le istruzioni datevi all’ingresso e siate ben certi di voler prendere parte allo spettacolo.”

“ Che Iddio vi assista!”

Furono queste le parole farfugliate in un microfono dal piccolo presentatore americano. Capelli brizzolati, aria dispersa nei meandri della droga ed un’appariscente cicatrice sull’ampia fronte, quasi non bastassero i solchi orizzontali scavati dall’età, canali di scolo per gocce di sudore salato. Scarpe nere ed un doppiopetto blu, cravatta regimental di larghezza spropositata rispetto a spalle strette e rinchiuse in una giacca accorciata e tesa dall’aumentare, nel corso degli anni, dello spessore addominale.

Questo era grossomodo l’unico essere umano che si era visto salire sul palco dopo circa due ore d’attesa seduta in mezzo al parco.

La gente presente all’evento del giorno, o sarebbe meglio dire dell’inizio del giorno, si era preparata da settimane. Una coda di persone educatamente ordinate aveva aspettato per cinque ore durante la notte che il guardiano si decidesse ad aprire i cancelli arrugginiti. I soliti ragazzini animati da presunta furbizia, avevano tentato di arrampicarsi sui rami sporgenti oltre la recinzione, nella sciocca certezza di farla franca agli occhi dei poliziotti di guardia attorno al parco.

“ Scendi o ti sparo!” Aveva intimato il poliziotto ad uno del gruppo dei tre neri appesi ad un’acacia come decorazioni natalizie.

“Vaffanculo!”

Secchi e profondi furono i due rumori che si sentirono in quella zona ovest, quelli provocati dal colpo di pistola dell’agente Atwater, successivamente processato per ‘eccessivo zelo’ nell’adempimento delle sue funzioni. Questa volta la solita sommossa popolare non si era alzata in un coro di grida spaventate. Alla gente in fila, armata di biglietti da duemilacinquecento dollari, non gliene fregava giusto niente di un morto in più o in meno. Meno che mai del suo colore.

Classe medio-alta, si sarebbe detto, gente che può permettersi spese notevoli senza morire poi di fame. Nulla a che vedere con i ricconi appostati sul dirigibile grigio antracite a trecento metri d’altezza da terra. Un giro costoso anche per loro. Ma meritevole di spesa, giacché al momento opportuno il pilota avrebbe fatto capolino proprio sul palco. Un palco povero, fatto di tavolacci di legno ed una struttura di ferro e non acciaio preso a nolo per poche centinaia di dollari. Lo stesso presentatore, discendendone, si era ferito sulla balaustra dei tre gradini a lato.

Il vento si stava levando lieve e la calda notte della cittadina americana stava preparandosi alla sua definitiva dipartita. Televisioni, movimenti pacifisti, Amnesty e combriccole varie non se ne erano viste da mesi. Avevano abbandonato l’idea di intervenire dopo le parole del Presidente, il Presidente degli Stati Uniti: “Lasciatelo fare in santa pace”.

Le chiese, quelle anglicane e presbiteriane in testa, si erano dissociate da qualsiasi attribuzione d’appartenenza, mentre totale silenzio da parte del Vaticano che avrebbe atteso circa sette secoli per deliberare una propria sentenza inappellabile.

Piccoli tumulti alle porte della città, posto che in America delle porte fossero mai esistite. “Niente di grave”, aveva commentato la cronaca locale, “Due feriti e tre arresti per furto in un negozio di utensili per giardinaggio”.

La povera gente si era dapprima ribellata per poi barricarsi nelle case, nella vana speranza di non essere travolti dall’onda d’urto. Ma le parole volano come proiettili nei quartieri poveri, e nemmeno le centinaia di dollari in corruzione sono sufficienti a coprirle di sabbia.

Avevano già tentato di fermarlo.

L’FBI, per la prima volta in collaborazione con la Central Intelligence Agency, aveva, dopo le prime perdite tra i propri uomini, assoldato tre mercenari europei. Anche loro, furono trovati come tutti gli altri, suicidi. In questo caso, però, con tecniche decisamente più brutali e che nessuno, nemmeno all’interno delle due agenzie, aveva voluto conoscere nei particolari. Questo, ed una massiccia dose di buonsenso collettivo, raro come l’acqua potabile a New York, avevano convinto il Presidente di turno, l’U.S.Army, Navy e compagnia, a desistere da qualunque forma di interferenza.

“Sparirà com’è apparso!” Aveva asserito il Segretario di Stato in una riunione semi-confidenziale nella sala ovale.

Nel corso delle ultime dieci settimane, branchi di esaltati insoddisfatti si erano riuniti in sette pronte a adularlo con messe nere a base di droga sesso e galline sgozzate. Ogni scusa, persino la capacità medianica transeunte, era stata adottata pur di trasgredire con orge, droga party e fiumi di superalcolici per benedire pane azzimo e se stessi. “Un suicidio di massa”, aveva annunciato la presentatrice locale, “Si é tenuto ieri innanzi al parco.” “Commossi i parenti delle vittime, non sarà celebrato alcun funerale.”

Stargli attorno era facile. Amarlo,  odiarlo era impossibile.

Non c’era grossa emozione sui volti di chi se ne stava seduto lì, ad una temperatura di tutto rispetto per essere estate. Nella maggior parte dei casi traspariva curiosità e timore reverenziale. Nessun sentimento. E così doveva essere, all’interno del parco non erano stati ammessi i sentimenti. Quelli erano affidati a chi poteva permetterseli. Lui, lì, c’era per ben altri motivi.

Un piccolo raggio fece capolino appena sopra le assi del palco; il sole reclamava la propria parte. Una grande ombra si stagliò contro il sole, bloccando con la sua presenza il fascio di luce gialla.

“Buonasera.” Il tono fermo, perentorio, destò dai primi sbadigli un pubblico in disarmo, pronto ad obbedire ad ogni suo piccolo gesto. La voce profonda, cavernosa, in concomitanza con un sole pronto ad ergersi maestoso nel giro di poche decine di minuti, portarono un silenzio totale intorno alla zona e persino i poliziotti dediti a barzellette insipide si erano ammutoliti davanti a quell’uomo. Un ombra più che un uomo. Si intravedevano dei capelli corti, a spazzola, che coprivano la testa ovale; il corpo possente, incurvato all’altezza delle spalle, ricordava un pachiderma preistorico; erbivoro, a prima vista. Una delle enormi mani tratteneva un minuscolo microfono; lo lasciava penzolare come un ragno appeso all’ultimo filo della sua opera d’arte.

Vestito, lo era di certo. Di cosa, non risultava chiaro. Sembrava una divisa cinese, con  collo basso all’epiglottide ma aderente alle maniche.

“Sono certo che non rimarrete delusi.”

Attese ancora cinque minuti immobile, sguardo rivolto verso il pubblico e spalle alla luce. Silenzio interrotto dallo sbattere delle ali di una tortora.

Un’altra.

“Iniziamo!”

L’uomo levò le mani al cielo con una lentezza esasperante; i movimenti, impercettibili, sembravano fluire in una danza orientale. Il corpo ingombrante invece  sembrava affusolarsi; un grattacielo flessibile come giunco al vento.

L’uomo estrasse una pistola;

militare, notarono i poliziotti.

L’uomo puntò la pistola verso il pubblico, sogghignando.

Il pubblico rimase senza fiato.

L’uomo rivolse lo sguardo al cielo fissando il dirigibile sopra di lui. L’uomo puntò la pistola al cielo.

L’uomo smise di sorridere e digrignando i denti fino a farli stridere, lentamente avvicinò la pistola alla tempia.

 

L’uomo si sparò.

 

Cadde a terra in una pozza di sangue, esanime. Il volto contratto in una smorfia di  dolore era illuminato da un raggio di sole.

Nel sangue, tracce scure di materia celebrale.

L’uomo era morto.

Il silenzio, la tensione, l’ansia fu rotta dal primo solitario applauso di un grassone in prima fila, seguito dal branco di idioti increduli ed eccitati.

Le urla di acclamazione si sprecavano per l’uomo che si era tolto la vita innanzi a loro.

 

Esclusivamente

per

soldi.

Ancora entusiasta, la gente uscì dal parco commentando l’idea di quel pazzo che si era ammazzato.  Lento, il dirigibile atterrò a parco ormai vuoto nello spiazzo retrostante il palco con l’uomo ancora steso in terra. Fu la volta degli uomini, donne e bambini più ricchi che poterono ammirare il cadavere da vicino. Una ragazza, per nulla turbata si avvicinò al corpo. Gli diede tre calci tra le costole chinandosi subito dopo per tastargli il polso.

Si rialzò: “ É proprio morto eh; Idiota!”

Si voltò facendo ritorno al dirigibile.

Verso l’una  ora pomeridiana il corpo fu recuperato da due infermieri dall’aria serena, il camice sporco di terra e la barba incolta.

L’uomo fu deposto in una teca dentro un camion nero. Cinque dollari per passarvi all’interno e vedere il cadavere. Così per tre giorni quando sarebbe poi resuscitato per lo spettacolo successivo.

 

Umago, estate 1996

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