Joyce diceva «La mia anima è a Trieste». A Tarquinia mi hanno detto: «Sei spiritoso per essere uno del nord!» Anima deriva da Anemos, vento. Spiritoso, spirito deriva da Spiritus, soffiare. Joyce e io? Comunanze catabatiche, ci piace il vento.

 

La bora è un vento catabatico, cioè di caduta e compressione adiabatica, di provenienza nord/nord-orientale, che soffia con particolare intensità specialmente verso l’Alto e Medio Adriatico e verso alcuni settori dell’Egeo e del Mar Nero in presenza di forti gradienti barici tra continente e mare.

Il termine deriva da Borea, personificazione del vento del nord nella mitologia greca.

La bora non si orienta in un’unica direzione, secondo la legge di Buys Ballot, ma fluttua intorno ad una direzione media che è tipica per ogni località. La sua caratteristica è di essere un vento “discontinuo”, ovvero di manifestarsi con raffiche più forti, intervallate dalle raffiche meno intense. Tali raffiche sono comunemente dette “refoli”. Soffia specialmente in inverno, ed è denominata “bora scura” con cielo coperto o con pioggia o neve.

La misurazione dei record di Bora è sempre alquanto controversa, essendo i dati registrati in siti diversi, con strumentazioni a volte non rispondenti alle norme WMO. I dati di velocità più elevati si raggiungono nella fascia di transizione tra terraferma e mare aperto, come sui moli del porto.

  • Il record ufficiale è stato tuttavia registrato nel 1954 dall’Istituto Talassografico con 171 km/h (prima che la forza del vento spaccasse l’anemometro)[1].
  • Il 10 marzo 2010 (152 km/h [2]), gli strumenti (posizionati però fuori norma WMO) dell’Istituto Nautico hanno registrato una raffica a 188 km/h.

 

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