Breve intervista sulla comunicazione social e l’ autenticità

«L’originalità non basta. L’autenticità è essenziale certo, ma non basta nemmeno lei. Le persone cercano la comprensione, la semplicità. La nostra epoca chiede la comprensione immediata, non il ragionamento profondo. Domanda articoli, frasi, informazioni stilizzati e non manuali iper approfonditi. Per questo i video hanno tanto successo: tutto lo sforzo è demandato a chi ci racconta, ci guida. Autenticità comprensibile è forse la chiave per ottenere audience, attenzione, risposta».
«E poi?»

«E poi diventa facile utilizzare le classiche leve del marketing e della comunicazione, senza autenticità:

  • emozionare (dalla paura alla commozione);
  • distorcere le attese (con distonie cognitive, così si chiamano, che portino alla sorpresa);
  • volgarizzare (perché parlare alla pancia è molto più immediato che parlare al cervello);
  • banalizzare (per stimolare il più alto numero di potenziali ascoltatori);
  • accusare (perché nulla come un nemico qualsiasi permette di lavare panni e coscienza).

Sempre le stesse leve della comunicazione da più di un secolo. Solo che oggi abbiamo in flat media, i social che tutto appiattiscono e tutti raggiungono.»
«Davvero è necessario? Posso ottenere dei risultati di interesse anche senza usare le cinque leve classiche?»
«Forse sì, ma richiede un gran lavoro di edutainment, portando le persone a credere veramente nella possibilità di evoluzione offerta dall’approccio positivo. Si può fare. Ad esempio attraverso l’ironia (non certo il sarcasmo, quindi senza mai mancare di rispetto per chicchessia). Ironia senza troppe emozioni, senza volgarità, banalizzazione, distorsione e accusa.»

«Facile?»

«Per niente. Però è vero che oggi tutti scrivono senza comunicare, verbo che si concretizza quando riceviamo un feedback a una nostra esternazione.»

«Allora i messaggi positivi generano risultati?»

«Vuoi davvero che ti risponda?»
«Sì.»
«Prova. Non hai nulla da perdere, prova.»

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