Vi sono sentimenti che soffiano caldi come venti di cui mai conoscerai le origini. Sorgono come isole negli oceani della libertà interiore, pronti a mutare le placide correnti delle nostre abitudini mortifere. Li senti dimenarsi e scuotere fino a conquistare le rotte dei nostri pensieri, essere faro delle decisioni cruciali, porti di limpido approdo. Uno di questi, il primogenito del nostro sentire, lo chiamiamo amore. Appare quercia e si manifesta ulivo. Non è quell’abete argentato che domina il nostro giardino, è quella pianta da frutto che sfiorisce agli sguardi più freddi, disperde le foglie, caduche al primo vento del dubbio e instilla in noi l’idealità di una nuova fulgida primavera, di un nuovo sentire.L’amore è l’onda nel mare, non lo specchio d’acqua che riflette il nostro ego. È tempesta ed è quiete, è silenzio ed è rumore. Il sentimento per qualcuno diverso da noi, l’opposto che completi l’altra metà della mela, è in realtà un semplice seme. La più alta forma di energia sopita, capace di manifestare nuova vita anche dopo millenni.Così come la luce trasforma il nutrimento della terra, vivificata dal potere dell’acqua, così l’amalgama della volontà interiore unisce le diverse percezioni della vita; come è diversa la pianura vista dalla collina, così ciò che manca è ciò che non siamo. Forse l’amore è l’unica forma di eccellenza imperfetta che completi il nostro essere. 

Camporosso, 2018

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