Che siano Democrito o Freud a parlare di determinismo, la maggior parte di noi se ne lascia ammantare senza domandarsi quanto questo condizioni la nostra esistenza.

O perlomeno la nostra vita.

Il determinismo, generalizzo sperando di non banalizzare, è una concezione della vita per cui nulla avviene per caso e tutto accade per una ragione o una necessità. Che in genere non conosciamo affatto: da quello genetico (sei così perché tuo padre) a quello ambientale (sei così perché sei cresciuto lì) a quello psichico di freudiana memoria (sei così perché il tuo inconscio ti fa essere). Il determinismo determina e come tale toglie un bel po’ di responsabilità, con buona pace del libero arbitrio.

A banalizzare la generalizzazione, direi che, grazie al determinismo, a determinato stimolo corrisponde determinata risposta, senza libertà di scelta.

Per centinaia di anni la nostra cultura ne è stata impregnata, fino ad ammantare le nostre giornate e i nostri stati d’animo: “Amico mio, non dipende da te”.

Nel tempo questa concezione ha perso forza, energia, un po’ grazie al decadere del positivismo e un po’ perché, vuoi la teoria del caos, vuoi la meccanica quantistica e le particelle subatomiche… …il determinismo ci ha abbandonati, lasciandoci padroni di noi stessi e con ben poche istruzioni per l’uso.

Eccoci qua, tra un determinismo latente (non controlli dove sei nato, la tua forma mentis, le tue ascendenze o il tuo inconscio) e una forte necessità di controllo della nostra vita. E società. Come possiamo muoverci in questo contesto, come possiamo comprendere, crescere, evolverci?

Abbiamo degli strumenti a disposizione, forse dovremmo avere più attenzione alla loro esistenza.

  1. Il primo in elenco è l’immaginazione, quella che si esplica poi nella creatività. Oggi è quella che fa la differenza: l’immaginazione permette di trasformare la percezione in elaborazione e quest’ultima in potenziale realtà (la creatività). Come trasformo un’idea in realtà?
  2. Intanto con la volontà indipendente di agire. Se voglio, se veramente voglio ottenere un risultato, molta parte di questo sarà legato alla forza ed energia con cui lo perseguirò. Questo non significa che “se vuoi, puoi”, perché, per ottenere il risultato, mancano ancora due ingredienti alla nostra torta (che non vorremmo trasformare in frittata): uno è di certo la coscienza.
  3. Essere coscienti delle nostre facoltà e dei limiti, delle opportunità e delle minacce (sembra una S.W.O.T. Analysis) è uno strumento essenziale per non imitare Don Chisciotte. La coscienza è quella parte di noi che sa esattamente cosa sia giusto fare, ma non sempre è disposta a dircelo chiaramente (o siamo disposti ad ascoltarla).
  4. Arriviamo al quarto strumento: l’autoconsapevolezza. Essere consapevoli di noi stessi, dei nostri strumenti (immaginazione creativa, volontà indipendente e coscienza) è un buon modo per non ricercare altrove un rassicurante determinismo.

Dove sta la differenza tra chi sceglie la coperta del deteminismo e chi crede nel valore della capacità di scelta?

Forse nella disponibilità all’evoluzione. Per alcuni noi esiste questa vita e nulla precede e nulla consegue. Per altri, noi siamo solo esseri di passaggio in questa vita, legati ad una esistenza molto più ampia. Esiste solo ora e adesso o esiste qualcosa prima e dopo?

Forse non cambia molto, in fin dei conti, perché, se non ci si mette in gioco per migliorarsi, a prescindere dalle credenze di ciascuno, le possibilità di riuscita calano drasticamente. Con buona pace del determinismo e del libero arbitrio.

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