Herbert Marshall McLuhan, sociologo canadese, è divenuto famoso in tutto il mondo per la sua interpretazione degli effetti prodotti dalla comunicazione (principalmente i media) sulla società.

In grado di anticipare l’esistenza e gli effetti di Internet decenni prima della sua nascita, ha utilizzato un bellissimo errore tipografico per indicare la sintesi dei propri studi: “Il medium è il messaggio”.

Molti trovano complesso comprenderne la logica ma con il trascorrere degli anni (ne sentii parlare circa 20 anni fa per la prima volta) sembra che nella testa delle persone stia diventando sempre più facile coglierne l’essenza. È come se le persone stessero cambiando mentalità avvicinandosi sempre più alla sua visione e ad alcuni concetti fondamentali.

Se vi dicessi il medium è il messaggio: il mezzo non è neutrale, il mezzo di comunicazione influenza il messaggio nella sua  forma, nella sua permeazione personale, nella capacità di creare emozioni in chi ascolta. Mi direste: una televisione porta a memorizzare le pubblicità, un cinema ad emozionare, un quotidiano cartaceo a riflettere. Facile.

Se vi dicessi il medium è il messaggio: internet oggi impegna a lungo per fornire molte informazioni o frammenti di informazioni che necessariamente dobbiamo colmare con la nostra percezione del contesto. Mi direste: Google News piuttosto che altre fonti di notizie offrono uno spaccato delle informazioni: difficilmente presentano completezza perché il tempo di lettura di una news on line è molto basso. I giornalisti lo sanno e hanno imparato a portare ad estrema sintesi le notizie. Ma l’estrema sintesi è frutto di riduzione di contenuti e quindi difficilmente troviamo gli stessi approfondimenti che siamo disposti a trovare in un quotidiano. I tempi e i modi di lettura sono diversi perché influenzati dai mezzi.

Se vi dicessi, infine il medium è il messaggio: i social network (ma in Italia si pronuncia Facebook) influenzano con i propri tempi e modi di lettura l’evoluzione del nostro pensiero fino a determinarne i flussi evolutivi.  Mi direste: pensare in modo differente (think different) rischia di divenire il pensiero di chi non si lascia stimolare e guidare dai mezzi di comunicazione che sono ancora televisione (mezzo caldo, costruisce la comunicazione da se) e internet (mezzo freddo dal 2.0 che richiede l’intervento del ricevente).

Quali ipotesi potremmo ricavarne?

Che:

–          Siamo tendenzialmente guidati al quotidiano attraverso mezzi di controllo non controllati.

–          Riceviamo stimoli diversi da emittenti diversi con mezzi diversi che portano a pensieri univoci.

–          Crediamo di veicolare la comunicazione della nostra esistenza attraverso i mezzi di condivisione (da Ruzzle a Facebook) e le espressioni verbali di altri (citazioni, aforismi, immagini, repliche di informazioni condivise) e che partono sempre e comunque da fonti legate allo stesso mezzo.

–          La pluralità delle sorgenti porta alla focalizzazione dell’attenzione mentre il quotidiano trascorre (scorre in mezzo a noi senza percezione del reale).

E da questo scegliere come vivere.

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