Oggi

Eccoci qua, tra un determinismo latente (non controlli dove sei nato, la tua forma mentis, le tue ascendenze o il tuo inconscio) e una forte necessità di controllo della nostra vita. E società. Come possiamo muoverci in questo contesto, come possiamo comprendere, crescere, evolverci? Abbiamo degli strumenti a disposizione, forse dovremmo avere più attenzione alla loro esistenza.

Il primo in elenco è l’immaginazione, quella che si esplica poi nella creatività. Oggi è quella che fa la differenza: l’immaginazione permette di trasformare la percezione in elaborazione e quest’ultima in potenziale realtà (la creatività). Come trasformo un’idea in realtà?

Intanto con la volontà indipendente di agire. Se voglio, se veramente voglio ottenere un risultato, molta parte di questo sarà legato alla forza ed energia con cui lo perseguirò. Questo non significa che “se vuoi, puoi”, perché, per ottenere il risultato, mancano ancora due ingredienti alla nostra torta (che non vorremmo trasformare in frittata): uno è di certo la coscienza.

Essere coscienti delle nostre facoltà e dei limiti, delle opportunità e delle minacce (sembra una S.W.O.T. Analysis) è uno strumento essenziale per non imitare Don Chisciotte. La coscienza è quella parte di noi che sa esattamente cosa sia giusto fare, ma non sempre è disposta a dircelo chiaramente (o siamo disposti ad ascoltarla).

Arriviamo al quarto strumento: l’autoconsapevolezza. Essere consapevoli di noi stessi, dei nostri strumenti (immaginazione creativa, volontà indipendente e coscienza) è un buon modo per non ricercare altrove un rassicurante determinismo.

Dove sta la differenza tra chi sceglie la coperta del determinismo e chi crede nel valore della capacità di scelta?
Forse nella disponibilità all’evoluzione. Per alcuni noi esiste questa vita e nulla precede e nulla consegue. Per altri, noi siamo solo esseri di passaggio in questa vita, legati ad una esistenza molto più ampia. Esiste solo ora e adesso o esiste qualcosa prima e dopo?

Da alcuni anni ho avuto modo di riavvicinarmi ad una dimensione fondamentale nella nostra vita, quella spirituale. Spesso vengo frainteso quando parlo di dimensione spirituale, perché è facile scivolare verso tutto ciò che è considerato religioso, da un lato, e tutto ciò che viene visto come “new age” dall’altro. Con il totale rispetto per entrambe le dimensioni, la concezione spirituale di cui parlo è legata ad una visione un po’ più ampia del nostro vivere quotidiano, alla ricerca di una maggiore percezione e consapevolezza di noi stessi. Se esiste una parte superiore in ciascuno di noi, questa si manifesta molto spesso attraverso l’intuizione. A volte è difficile giungere alla consapevolezza dell’intuizione: per alcuni il ragionamento è la via maestra, per altri la percezione. Per altri, infine, è la meditazione un ottimo modo per ricongiungersi a una parte che possiamo chiamare, timidamente, spirituale. Non ho la pretesa di ergermi a guida in qualsiasi forma e modo. Mi piace però pensare di poter condividere esperienze e visioni dei nostri accadimenti, percezioni e più semplici accorgimenti.

Case History: Leader della propria vita

Può scivolare un minuto, un’ora, un giorno della tua esistenza e rischi di svegliarti che “è passata una vita”. Siamo ammantati dal quotidiano, avvolti dalle informazioni che influenzano i nostri pensieri, determinano le nostre azioni e ci guidano a ricordare tutto quello che ci circonda. Tutto tranne noi stessi e la vita che scorre dentro. Recuperare la consapevolezza delle nostre giornate, del valore del percorso che porta agli obiettivi, degli obiettivi stessi è un buon modo per comprendere cosa siamo e vogliamo essere. È anche un buon modo per stare al mondo.

In un corso di 8 ore sono state utilizzate diverse tecniche pratiche in un unico flusso di informazione, formazione, azione: dalla ricarica interiore alla comprensione delle nostre opportunità; dalla percezione del sé agli strumenti per agire con l’energia più profonda.

“Nei primi 20 anni della mia vita, mi sono preoccupato molto del corpo e dell’aspetto fisico.Ho dedicato gli ultimi 20 alla testa, comprendendo a fondo il marketing strategico e la comunicazione aziendale, personale, relazionale. Dedicherò i 20 successivi anche allo spirito, per poter dare profondità e valore alle competenze acquisite nei primi quaranta.
Non so cosa farò nei 20 che mi rimarranno, ma son certo che ci sarà da divertirsi.”

Giuliano Pellizzari